a quel tempo 1975 credo, non sapevo nemmeno tenerla in mano la chitarra, e comunque mi piaceva assai ascoltarla e invidiavo molto chi la sapeva suonare ma c'era una cosa che non capivo , come facessero a conoscere sempre delle canzoni che io non avevo mai sentito, tipo de andrè, ma dove le beccavano ... adesso che son vecchio e rincoglionito più di allora e costantemente accusato di ignoranza musicale mi son messo a ricantare quelle canzoni che a quei tempi tanto mi piacevano, ma le ho adattate alle mie canzoncine, si quelle che nessuno sopporta da quanto sono pallose e tristi
questa sera sono andato a prendere a lezione di piano il mio figliolo, che ormai è molto più alto di me, che mi aveva supplicato visto che pioveva e faceva freddo, così sono entrato in aula e lui insieme alla maestra stava facendo questo pezzo e così ho guardato come si muoveva, che i pianisti fanno quei gesti che li prenderesti a cazzotti e invece si vede che se li sentono dentro... poi alla spicciolata dei bambini piccoli della lezione successiva in silenzio mi si son seduti affianco, e li ho visti ascoltare ammirati, mi è venuto in mente di quando era piccolino lui non molto tempo fa' e mi sono commosso, e gli ho perdonato nel mio cuuore tutta la sua stronzaggine di adolescente.
“E correndo l’incontrai lungo le scale / quasi nulla mi sembrò cambiato in lei / la tristezza poi ci avvolse come miele / per il tempo scivolato su noi due”:“Incontro nell’album “Radici” da Francesco Guccini.
ma anche: cossa cori che te cori, cò no cori che te cori, cori cò te cori de corer
cercando delle figure da riempire d'oceano per un museo in montagna !?!?
Mi vida, lucerito sin vela,
mi sangre de la herida,
no me hagas sufrir más.
Mi vida, bala perdida
por la gran vía, charquito de arrabal.
no quiero que te vayas,
no quiero que te alejes cada día más y más.
Mi vida, lucerito sin vela (aquí no pegamos los ojos)
mi vida, charquito d'agua turbia,
burbuja de jabón,
mi último refugio, mi última ilusión,
no quiero que te vayas cada día más y más.
Mi vida, lucerito sin vela,
mi sangre de la herida, no me hagas sufrir más.
(aquí no pegamos los ojos, aquí no pegamos los ojos)
Mi vida
non piacendovi le mie canzoncine metto quelle che me gustan màs
ecco alla nostra società per canzoni d'amore a pagamento ci è arrivata la prima richiesta , un certo Sarkossi che si è rotto le palle di essere l'unico in famiglia che non canta e vuole stupire la sua bella e così ci ha racconato un po' di cose e ne abbiamo fatto un pezzo ora se gli va bene, continuion le combat.
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che leggo di persone che sanno scrivere e vorrebbero saper disegnare che sanno disegnare e vorrebbero saper scrivere che sanno amare e vorrebbero essere amate che sanno solo essere amate e vorrebbero imparare ad amare che sanno di saper scolpire e non lo fanno che sanno di non saper suonare e rompono le palle a tutti con le loro musichette
(dedicata a Enrico che dice addirittura di non essere capace di commentare , ma come hanno fatto a farti professore ?)
settembre non mi è mai piaciuto, ma adesso che si è trasformato bruscamente in ottobre, che c'ho pure le castagne cadute sotto hasa lo detesto alla grande neniasettembrina
Bisogna saper perdere non sempre si può vincere però incomincio a stufarmi veramente
Io lo so sono un po' pazzo, mi sono ammalato come quei giocatori incalliti che giocano solo per l'adrenalina , mi metto in gioco mi confronto, alla caccia di un un desiderato successo, anche economico, , Tutta colpa del 2003 anno fatale in cui ho vinto due concorsi e da lì ho pensato che in fondo era facile e che avevo buttato un sacco di tempo a non farne tanti, si ne avevo già vinti in precedenza ma non così importanti e così c'ho provato e riprovato e riprovato, non me ne andata bene una, un paio di mesi fa ho deciso che volevo vincere o quantomeno classificarmi così ho partecipato a un concorso internazionale di design che avevo ideato io una dozzina di anni fà, e che adesso è diventato molto importante pubblicato e con giuria super rinomata, così ho pensato a un oggetto in tema, poi ne ho pensato un altro poi me ne venuto un terzo e così via sono arrivato a sette, otto, nove e non sapevo quale scegliere alla fine ho pensato che non volevo scegliere io e così ne ho presentati sei con i nomi di amici e parenti e uno a nome mio naturalmente quello che mi sembrava il più bello o forse il più intelligente, ma si vede che sono scemo, così sono passati due miei progetti e io non potrò mai dire che erano miei sennò succede un casino e l'unica magra soddisfazione sarà quella di vedere realizzata una mia idea ma non so se ne è valsa la pena e non so nemmeno perchè sto qui a dirlo
correva l'anno 1979 dopo la matura, dopo essere stato lasciato dalla fidanzata per uno conosciuto al festival dell'unità uno che strimpellava molto meglio del sottoscritto e per fortuna che ho trovato quell'imbarco, che è stato uno dei più belli .... stamattina alla radio ho sentito quella canzone che stavo ascoltando in cuffia e mi è ritornato in mente il ritorno da Ibiza con mare e vento che tutti vomitavano che si entrava e usciva dalle onde come montagne russe
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Testo e musica di Alberto d'Amico
Da "La musica dell'altra Italia"
Ariva i barbari. Alberto D’Amico, 1973.
Ariva i barbari a cavalo
i gh'à do corni par capelo
xe 'na valanga che se buta
i gh'à la fame aretrata
i gh'à brusà tuto l'Impero
scampemo che i ne vol magnar.
Scampemo scampemo portemo le vache
le strasse i peoci i gati le oche
monté tuti in barca ve spenso col remo
sté fermi sinò se rebaltemo
stà bona Luisa no state dar pena
te trovo 'na casa fora in barena
bona Luisa 'na casa se trova
'sta note dormimo soto da prova
stà bona coversi el fio che tosse
doman magnaremo polenta e pesse.
E co 'sta barca e 'sta laguna
tira la rede che la xe piena
fa pian Luisa che la se sbrega
vien su Venessia el sol la suga
ma vien marubio e i pirati
la nostra orada i s'à robà.
Co le scage i s'à fato 'na flota veloce
coi spini archi lance e frece
i suqarta i te buta l'ogio che boge
el capo pirata se ciama Doge
e statue e marmi colone e ori
xe roba robada ai greghi e ai mori
i le ciama belesse ma mi gh'ò paura
par un toco de marmo i me manda in guera
nati de cani i xe pieni de schei
e mi e Luisa magnemo fasiòi.di roberto d'amico
la musica è sempre quella per sentire entrambi gli strumenti ci vuole un po' di intuito, io qui ci ho provato abbiate pazienza e siate clementi,
non è facile accompagnarsi senza nulla sapere di musica
Ieri sono tornato verso il Nord da un Sud che è veramente un altro mondo, a Fiumicino mi hanno perso la valigia, come all'andata, ma ho incontrato Gino Paoli ha viaggiato con me nella poltrona affianco al di là del corridoio
avrei voluto fargli capire che l'avevo riconosciuto stava con un cappellaccio schiacciato fino agli occhi, proprio per non farsi riconscere o per riparare la pelata e aveva una faccia triste, un po' come nella foto che mi sa che è la prima in google e anche la più recente, ho fatto un po' di fatica a ricordarmi il nome che sono un po' rincoglionito, prima mi veniva solo Bruno Lauzi ma sapevo benissimo che non era lui, genovese si, si, ma non lauzi che poi è pure morto porello, dicevo si chiama paolo...paolo...paolo , ma no .. non paolo, gino....Gino Paoli.
Liberatomi da questa breve ossessione, ho ipotizzato un paio di battute per attaccar bottone ma dopo poco c'ho proprio rinunciato..non sono nemmeno riuscito a dirgli che certe sue canzoni sono le più belle del panorama italiano, che chissà quante volte gliel'avranno detto
vabbè tutto sto preambolo per annunciare la canzone che l'anno scorso ho messo come testo e che ora sedutoinpiedi mi ha gentilmente musicato Lui "seduto" mi ha cambiato il titolo per sottolineare forse la rima più azzeccata,
siccome ascoltate tante canzonette una più una meno ...
Da "La musica dell'altra Italia"