un po' traballante perchè fatta con tutto il computer in mano
categoria:filastrocche, triestefilmfestival
occhio per occhio dente perdente

e così che il mondo è dei vincenti,
perchè non avevano niente da perdere
però alla fine vinceranno i perdenti,
perchè non c'era niente da vincere
oggi mi sono svegliato così, poi ci metterò una musichetta che sarete + contenti
je cherchais ...
dans la page blanche
trois pommes
et une orange

San. Remo 2°

Ieri sono tornato verso il Nord da un Sud che è veramente un altro mondo, a Fiumicino mi hanno perso la valigia, come all'andata, ma ho incontrato Gino Paoli ha viaggiato con me nella poltrona affianco al di là del corridoio

avrei voluto fargli capire che l'avevo riconosciuto stava con un cappellaccio schiacciato fino agli occhi, proprio per non farsi riconscere o per riparare la pelata e aveva una faccia triste, un po' come nella foto che mi sa che è la prima in google e anche la più recente, ho fatto un po' di fatica a ricordarmi il nome che sono un po' rincoglionito, prima mi veniva solo Bruno Lauzi ma sapevo benissimo che non era lui, genovese si, si, ma non lauzi che poi è pure morto porello, dicevo si chiama paolo...paolo...paolo , ma no .. non paolo, gino....Gino Paoli.
Liberatomi da questa breve ossessione, ho ipotizzato un paio di battute per attaccar bottone ma dopo poco c'ho proprio rinunciato..non sono nemmeno riuscito a dirgli che certe sue canzoni sono le più belle del panorama italiano, che chissà quante volte gliel'avranno detto
vabbè tutto sto preambolo per annunciare la canzone che l'anno scorso ho messo come testo e che ora sedutoinpiedi mi ha gentilmente musicato Lui "seduto" mi ha cambiato il titolo per sottolineare forse la rima più azzeccata,
siccome ascoltate tante canzonette una più una meno ...
la CAROTA
Io sto diventando matto
matto come un gatto
io sto diventando scemo
e mi butto sotto un treno
io sto diventando idiota
proprio come una carota
io sto diventando vecchio
e non solo nel mio specchio
specchio specchio che stai in bagno
io ti guardo e poi mi lagno
specchio specchio di casa mia
fammi trovare la retta via
specchio specchio delle mie brame
toglimi tutte queste squame
specchio specchio specchio ovale
non farmi più del male
io sto diventando un altro
e non sono più bugiardo
io sto diventando buono
e non sai più chi sono
io sto diventando adulto
e mi viene anche un singulto
io sto diventando bianco
e di vivere son stanco
stanco stanco delle mie note
come una quercia che non si squote
stanco stanco della mia voce
come di un incubo il più atroce
stanco stanco dei miei pensieri
che invece di esser bianchi sono neri
stanco stanco della mia vita
che da nitida si è sbiadita
che appena cominciata è già finita
che nel nulla è svanita
se lo sa zazzà
Carlo Mazza e Rosa Pezza
si sposarono. – Però
il connubio fu infelice,
un inferno diventò.
Lui diceva: Pe’ ‘sta Pezza
Ho perduto ogni sollazzo.
Lei diceva: Questo Mazza
Che fastidio che mi dà.
Fu così che Rosa Pezza
un bel giorno s’invaghì
d’un amico, un certo Pizzo,
e con lui se ne fuggì
Pezza e Pizzo senza Mazza
se ne andarono a Milazzo
Ojli – Ojlà
Ojli – Ojlà.
Il tradito Carlo Mazza
sono io. Eh! Eh! Eh! Eh!
Eccomi quà. f
Ah! s’incoccio a Rosa Pezza
a Milazzo, ‘nzieme a Pizzo...
v’assicuro faccio ‘o pazzo,
faccio ‘o pazzo... v’’o dich’i...
Poi vedrete se lo fo,
se lo fo – se lo fo.
Poi vedrete se lo fo,
se lo fo – se lo fo.
Dopo un mese di carezze,
Rosa Pezza cosa fa?
Lascia Pizzo e con ebrezza
ad un altro il cuore dà.
Questo tale, un certo Cozzi,
possidente di Terlizzi,
s’invaghisce come un pazzo
e la porta via con sé.
E così mentre la Pezza
con un altro se ne va...
lascia Pizzo che singhiozza
per la cruda infedeltà.
Pezza e Cozzi senza Pizzo
se ne andarono ad Arezzo
Ojli – Ojlà
Ojli – Ojlà.
Il tradito Carlo Mazza
sono io. Eh! Eh! Eh! Eh!
Eccomi quà.
Ah! s’incoccio a Rosa Pezza
ad Arezzo, ‘nzieme a Cozzi,
v’assicuro faccio ‘o pazzo,
faccio ‘o pazzo... v’’o dich’i...
Poi vedrete se lo fo,
se lo fo – se lo fo.
Poi vedrete se lo fo,
se lo fo – se lo fo.
Per un Pizzo e per un Cozzi
quella infame che mi fè!
Ma c’è adesso Alberto Rizzo
che tradisce tutti e tre.
Pizzo e Cozzi cu’ stu Rizzo
s’incontrarono a Varazze,
e per quella ingrata pezza
una rissa s’ingaggiò.
Quel tal Cozzi disse a Pizzo
non quel Rizzo ucciderò,
e nemmeno a Rosa Pezza,
prendo il treno e me ne vo.
Pizzo e Rizzo senza Cozzi
Si lasciarono a Varazze
Ojli – Ojlà
Ojli – Ojlà.
Il Caprone Carlo Mazza
sono io. Eh! Eh! Eh! Eh!
Eccomi quà.
Ora Pezza senza Pizzo,
senza Mazza senza Cozzi,
senza Rizzo sola sola
per il mondo vagherà.
Che rimorsi porterà,
porterà – porterà,
Che la possino ammazzà,
ammazzà – ammazzà.
mi è arrivata fresca fresca per mail in redazione e la pubblico con titolo aggiunto
sottotitolata
così tanto per non dir
che il tempo è passato
che non so fare poesie
se la rima non è in ato
che l'alba è tramontata
che la notte è stata notata
che il tram ha tramato
e che il buss ha bussato

travestito da Babbonatale
abbiamo preso un pazzo criminale
tutti lo chiamavano Unovale
possiate passar così un tranquillo Natale
dicono che nel manicomio criminale abbia trovato un certo Undy che aveva rubato decine di cellulari solo per avere abbastanza blister per ottenere una laurea ad onorem in architettura
novembre rosa
lassù sulla terrazza
tengo una rosa pazza
che fiorisce come a maggio
secca e nuda, che coraggio
che fa' freddo su di notte
e della brina se ne fotte
io le faccio una carezza
lei mi punge e mi disprezza
giuro di dire tutta la verità nientaltro che la verità
...ato

La bici correva
sul viale alberato
e sopra la sella
ci stava Renato.
convinti che fossi a corto di idee, questo, mi hanno mandato in redazione e, questo, pubblico
è presto per andare a COZZE
- Azzadizzi gazzu c' andemmu a gozzi
- Nunmazzu gazzu, è gozzu pa andà a gozzi
- Noooo, nun è gozzzu paandà a gozzi!
- Ma si no è gozzu paandà a gozzi,
pari gazzu è gozzu gazzu ?
Alzati cazzo che andiamo a cozze
non mi alzo cazzo è presto per andare a cozze
noo, non è presto per andare a cozze!
Ma se non è presto per andare a cozze,
per cosa cazzo è presto cazzo ?
accetto volentieri correzzioni in sardo (forse algherese) da Sabrina, per questo improvvisato ricordo del cazzo, che mi è venuto in mente a parlar del membro nell'altro post;il termine cozze no ha nessun riferimento con l'interpretazione tipicamente romana della parola cozza:rachhia, scorfana , ecc...
volevo vivere volando
volevo vivere volando
vedere verdi vallate
vegetazioni variopinte
veloci virate
volute velate
volevo visite virtuali
valutare varie vie
verificare veri voti
vendere vani vuoti
volevo vivere vivendo
senza FINE
a me non piace finire niente
non finirei mai di fare un sacco di cose
non finirei mai di far la punta a un bastone
di fare una discesa in bici
di lisciare la creta
di modificare un progetto
di ascoltare una bella canzone
non vorrei che finisse la primavera
che finisse l'estate
che finiise un film
non vorrei che il sole calasse
solo di pensare ogni tanto vorrei finire
S.Remo

stanco stufo e mi lamento
io sto diventando matto
matto come un gatto
io sto diventando scemo
e mi butto sotto un treno
io sto diventando idiota
proprio come una carota
io sto diventando vecchio
e non solo nel mio specchio
specchio specchio che stai in bagno
io ti guardo e poi mi lagno
specchio specchio di casa mia
fammi trovare la retta via
specchio specchio delle mie brame
toglimi tutte queste squame
specchio specchio specchio ovale
non farmi più del male
io sto diventando un altro
e non sono più bugiardo
io sto diventando buono
e non sai più chi sono
io sto diventando adulto
e mi viene anche un singulto
io sto diventando bianco
e di vivere son stanco
stanco stanco delle mie note
come una quercia che non si squote
stanco stanco della mia voce
come di un incubo il più atroce
stanco stanco dei miei pensieri
che invece di esser bianchi sono neri
stanco stanco della mia vita
che da nitida si è sbiadita
che appena cominciata è già finita
che nel nulla è svanita
seguirà accompagnamento musicale
si accettano solo commenti audio tipo karaoche
dì
lunedì ecco ritorna
il desk top ti si riaggiorna
rivedi i vecchi files e le cartelle
e ti puzzano le ascelle
le barre e tante icone
restan li non si sa come
gli allegati non li vedi
e ti puzzano anche i piedi
metti mano alla tastiera
e ti cade la dentiera
con il mouse sposti il cursore
ma non passano le ore
scrivi allor due righe in rima
così il tempo passa prima
ma alla fine la giornata
senti che un pò tu l'hai buttata
non sei micaunimpiegata
e il tuo non fare niente
ha un costo consistente
soprattutto nella mente
che perde cellule e neuroni
e ti girano i coglioni
ma non puoi più rimediare
e non ti resta che ascoltare
il tuo requiem da pagare
posposto
avviso ai naviganti : è stato ritrovato un documento che incontrovertibilmente dimostra che il mio legale "Micaela72"nell suo avatar non si trova davanti ad una macchina fotografica, ne davanti allo specchio. ............se la difesa ha qualcosa da aggiungere , si faccia avanti!

foto di OUKA LELE

e Dio ci ha dato il... BLOG

Le strofe che seguono le avevo pensate per un concorso tra amici stupidini che si chiamava "maledette sian le nespole son tre giorni che non cago" all'età di circa 20 anni, ormai son passati tanti anni e sono rimasto con i mirei problemi di comunicazione, soprattutto verbale, anche oggi che sono andato ad ascoltare una conferenza di paolo fabbri volevo fare una domanda anch'io, ma non riuscivo nemmeno ad alzare la mano, poi tornando a casa ho visto delle scarpe in saldo al 40% che mi sembravano bellissime ma grandine e sotto c'era scritto solo n°48, quasi quasi le compro e gliele mendo a Muek (quello scultore dei giganti, questo l'ho messo perchè sono dissociato e poi perchè se no mi dimentico che devo comprarmi le scarpe finchè ci sono i saldi e non quando sono rimasti solo i numeri altissimi), tornando alla questione: il blog un po' ci aiuta a comunicare, ma non è così immediato , l'avatar, il template i feeds e i link già son un po' ostici come nomi, ma una volta che li hai compresi li utiizzi, poi bisogna imparare a destreggiarsi con le chat che ancora mi vedono ostile, ogni tanto qualcuno ti manda un messaggio molto bello che ti chiede se vuoi diventare suo amico( ma come si fa a rifiutare?),poi i pvt che una volta non sapevo nemmeno che esistessero (te lo dico dopo in pvt ...ma che cazzo sarà mai mi pensavo.....un linguaggio in codice) e pensavo che non si potesse comunicare che in pubblico (che secondo me sarebbe meglio) perchè dopo ci sono commenti che uno non capisce e via dicendo .... poi siccome mi son stufato di scrivere come ebbi già modo di dire una volta, comunque sempre valida un bel blog dura pog, e DIO dovrà darci un'alto sistema.
Quante volte ormai mi sono chiesto
perchè il Signor non diede a noi umani
quella capacità che dette a tutti i cani
di favellare in modo così lesto
perchè non insegnò a noi quel gesto
che fatto con i piedi o con le mani
compreso sia, dai ricchi e dai villani
e renda il pensier nostro manifesto
non dico di annusarsi i genitali
ma di toccarsi, farsi un bel sorriso
parlare senza essere fraintesi
così come fanno gli animali
che usano un linguaggio ben preciso
certi in tal modo di essere compresi.
quello che NON HO
de andrè che abbracia una scultura
Quello che non ho, è una moto assai veloce
quello che non ho, è di aver in capitolo la voce
quello che non ho, sono bei pensieri tra le mani
per guadagnarmi il pane e conquistare il mio domani
Quello che non ho, è un blog a luci rosse
quello che non ho, è te tra le mie mosse
quello che non ho, è un mare di commenti
per rispondere a tutti con dei bei complimenti
Quello che non ho è un vero obbiettivo
per capire se son morto o se sono ancora vivo
quello che non ho è di aver più affetto
che mi rimetta ancora un sogno nel cassetto
Quello che non ho è un altro bel lavoro
quello che non ho è un poco di decoro
quello che non ho è vincere la lotteria
per fare un bel regalo alla mia vecchia zia .
Quello che non ho sono le raccomandazioni
quello che non ho è un paio di coglioni
quello che non ho sono io dalla mia parte
quello che non ho è di fregar la morte
Quello che non ho è nel letto un bel piumone
quello che non ho è anche un bel lettone
quello che non ho sono le mie parole
per librarmi in cielo per asciugarmi al sole.
Quello che non ho, è un bel conto in banca
per comprarmi tutto quello che mi manca
quello che non ho, è la voce di de andrè
per andare avanti e non tornare indrè
( suo figlio ha la stessa voce ma non se ne fa niente)
Liberamente tratto da "Quello che non ho"...
Fabrizio De André - Indiano 1981
accontentati di quello che hai per una volta ! per evitare che me lo dica qualcun'altro.
postscultura

ho scolpito un post per la miazia
una semplice poesia
in dialetto genovese
senza aver grosse pretese
Mariastrofa l'ha corretta
in privato e in tutta fretta
poi C.P. ci ha messo un punto.
Due parole io ci ho aggiunto
è di bronzo a cera persa
dalle altre è un po' diversa
so che a lei questo non piace
ma però sta zitta e tace
se la legge e poi la impara
prende la mira e adesso spara
IL SENNO IN UNA SCARPA
Or conterò del dì che sopra un monte,
Mentre mi passeggiavo dopo cena,
Femmina scorsi con un ampio seno
che in volo si librava s'una scarpa:
Di certo penserete il fosse un sogno,
O imagine inventata ai fin dell'arte.
Io son Poeta e vivo solo d'Arte,
E pur anch'io direi: financo il monte
Quei s'inventò, et anco che suo sogno
E'l verseggiar per guadagnar la cena,
Non rappellando che sopra una scarpa
Donna non libra sol pel tanto seno.
Ma'l vero vo narrar, e'l vasto seno,
Che Iddio volle scolpir con somma arte,
Danzava ai movimenti della scarpa,
Et io che l'ammiravo su quel monte
In pochi istanti digerii la cena
E pizzicommi che non fosse un sogno.
Vè, sospirai, se pure fosse un sogno
Sempre vorria sognar cotanto seno.
Indi, rivolto a lei, dissi che a cena
I' l'attendeva il dì seguente, e ad arte
La presi a corteggiar, fin ch'oltre il monte
Quella disparve in groppa alla sua scarpa.
Meglio saria se ai lacci della scarpa
Mi fossi appeso, ahimé, or solo in sogno
Potrò goder quel volteggiar sul monte,
Quel gaio sorvolar, quel far del seno.
Poi feci un voto: rinuciare all'Arte

Se l'indoman fosse venuta a cena.
Col core in petto preparai la cena,
Sperando che atterasse con la scarpa,
Deciso a rinunciar ai versi e all'Arte
Purché si realizzasse il folle sogno
D'averla accanto, e rimirarle il seno
Sbandare mollemente a valle e a monte.
Scrivere d'arte una sestina è 'l sogno
Ch'io sorvolando dopo cena il monte
In sulla scarpa feci, e stretto al seno.
di mio c'e solo i titolo, fu scritta da un mio vecchio amico all''età di anni 18
ora la pubblico a sua totale insaputa così dopo gli mando i commenti per natale.