ondaondaondaondaAnomalaaaaaaaa
Era un giorno di grande maestrale tanto vento che non si poteva andare al mare da nessuna parte, così che si decise per un bagno di schizzi al mare di fuori: iodio e salsedine allo stato puro. Io non ero felice anche se in realtà lo ero, ero appena tornato dalle Baleari e avevo delle scarpe locali alle quali forse devo la vita, quelle scarpe che adesso si trovano anche nei negozi fighi ma con le suole di copertone finto quelle erano ancora autentiche e io le amavo tantissimo, un giorno mia madre che tiene tutto però me le ha frullate senza dirmi niente. Eravamo una dozzina ci siamo avvicinati al mare ma a una certa distanza e guardavamo allo scoglio del cammello le onde infrangersi aspettando quella che avrebbe schizzato attraverso il buco lì proprio sotto il collo del cammello. Io esibizionista e egocentrico avevo deciso di andare molto più vicino ho superato la testa del cammello e mi sono messo contro vento avvinghiato alla roccia, ma a un'altezza di almeno 12 metri dal mare tutti mi gridavano di tornare,ma io ero scemo e rimasi li ad aspettare l'onda grande.
Non si fece attendere molto l'ho vista fin da lontano, ma non era solo grande più delle altre era enorme, maestosa mi ha fatto sobbalzare il cuore come quella malefica donna che mi aveva piantato un mese prima, ma ormai era troppo tardi per mollare l'appiglio sicuro, il tragiito per la salvezza era impervio e sarebbe stato più pericoloso avventurarsi in quel senso. Va bene, mi son detto, l'affronto... l'ho vista schiantarsi sulle prime secche arrotolarsi e infrangersi addosso a me come un muro imprimendo una tale pressione sul mio corrpo che se fossi stato del silicone avrei preso l'impronta dello scoglio, ma quello è stato nulla, finito lo schiacciamento la discesa dell'acqua a mare era come la corrente di una cascata fu li che feci appello a tutte le mie energie per salvare la pelle si perchè se avessi mollato la presa sarei precipitato in modo tragico e sarei diventato solo un articolo sulla Nuova Sardegna di quel lontano 1978, fu così che la tenuta delle scarpe e quel poco di alpinismo fattto in montagna mi hanno salvato da morte certa.
Tornato dagli amici pensavo che mi avrebbero accolto come il gladiatore gridandomi:" ispanico, ispanico, ispanico", e invece non hanno fatto altro che dirmi quanto sono stato coglione e quanto si sono disperati e angosciati
però ho pensato che in fondo mi volevano bene e fatte le somme è stato un nanetto molto positivo per il giovane unovaleltro...a l'altr'anno (due apostrofi di seguito mi puzzano un po') tornato nel medesmo posto con mare grosso ho provato a riavvicinarmi al punto, ma non ebbi nemmeno il coraggio di incominciare la discesa