Oltre il ponte
Attraversavo questo ponte per andare alla scuola serale di grafica due volte alla settimana, sarà per questo che l'ho preferito tra i tanti? Ma guardandolo bene ora ricordo la particolarità non tanto del ponte quanto degli elementi lapidei delle finestre: erano storti rispetto alla facciata seguivano un'altra logica, adesso nella stampa sembrano ruotate alla maniera egizia per far vedere le volute, ma in realtà erano tagliati storti facendo un angolo ottuso rispetto alla facciata, probabilmente seguivano il corso delle travi del solaio o dell'angolo della casa
, fattostà che a distanza di trentun'anni mi sono riaccorto di questo particolare così insignificante; ci andavo volentieri a quel corso serale ho imparato anche serigrafia e litografia, litografia era affascinante perchè dovevi lavorare molto per preparare la lastra di pietra, cancellando il disegno di un altro, era pesantissima e liscissima, e poi dopo tutto quel lavoro non avevo il coraggio di iniziare a disegnarla. C'era un insegnante giapponese simpaticissimo che parlava male l'italiano ma alla fine ci si capiva benissimo, un po' lo prendevo in giro, ma si rideva parecchio; un paio di anni più tardi ho saputo che era morto, non riesco a ricordarlo, i caratteri somatici si confondono non cogliamo le sfumature degli asiatici, ma il ricordo della persona resta. Quell'anno il mio primo anno di università vivevo presso un pittore amico dei miei genitori, un signore gentile, dall'aria un po' stralunata ma in realtà attentissimo, cucinava cose semplici e squisite, annaffiate con un prosecco giovane che imbottigliava lui, che mi ha fatto apprezzare le qualità del vino. Ogni tanto rifacevo degli aquerelli alla sua maniera poi li portavo a casa dai miei genitori e dicevo alla mia mamma che glieli avevo rubati, lei disperata si metteva le mani nei capelli ....ma come lui ti ospita gratuitamente e tu gli rubi i disegni....poi svelavo il truchetto e se la rideva.
Non amo più quella città quei passi rumorosi nella notte quelle bevute nei baccari, quegli incontri inevitabili quelle facce che riconosci ma che non conosci, quel sole luminoso, quel caligo penetrante, ora e sepolta di maschere e gente straniera osterie costose e cibi artefatti, sembra un altro secolo ed è passato solo qualche decennio